I battaglioni della pioggia sferravano i loro attacchi sbucando come aghi magici dal cuore delle nuvole. I loro generali tenevano i ranghi serrati, nonostante i soldati, miliardi di gocce tutte simili ma non identiche, fossero sferzati da ondate violente di vento. Io arrancavo nel fango, rischiando a ogni passo di finire tra i suoi viscidi, marroni tentacoli. La capanna dove s’era di recente trasferito il mio monaco mentale era poco distante. Gli argini accarezzavano il ruscello e si lasciavano ammaliare dal canto dell’acqua che scorre sempre nuova. Nel letto del ruscello sfilavano, annegati, i caduti nella guerra della pioggia, e proprio su quell’argine il sole s’era seduto paziente, ad aspettare di vedere i cadaveri dei nemici fluire.
La porta di legno era incorniciata da travetti di marmo, i graffi del tempo ne avevano stondato gli spigoli e scavato delle pozze di pochi millimetri, giusto la capienza di una fossa per un paio di quei caduti dal cielo.
Entrai e l’odore di incenso, arancia, cannella e biscotti mi pugnalò le narici della memoria. Il mio monaco mentale era seduto a gambe incrociate, di spalle rispetto alla porta d’entrata. Sembrava guardare oltre una finestrella quadrata, la cornice di legno spessa come un mattone di tufo visto dall’alto, due vetri opalescenti screziati da fugaci baci solari. La guerra delle nuvole era perduta e alcune navi riportavano a casa i feriti, altre si allontanavano nel cielo insieme ai tuoni e ai lampi per cercare un altro campo di battaglia. Il mondo è tondo e si trova sempre spazio per combattere contro qualcuno.
“Maestro, perché guarda con tanto interesso quel pero?”
“Cerco di capire se mi è indifferente. Ho paura di no”.
“Perché mai dovrebbe aver paura di essere indifferente a un albero?”
“Il medesimo uomo che passa tanti giorni e tante notti nella rabbia e nella disperazione per la perdita di una carica è ancora quello che sa di dover perdere con la morte ogni cosa senza inquietarsene. Mostruoso vedere nel medesimo cuore e nel medesimo tempo tanta sensibilità per le minime cose e una così strana insensibilità e perfetta indifferenza per le cose più grandi”.