
La città è cucita due metri sopra il livello della terra e del mare. Le strade sono lenzuola bianche tese da semaforo a semaforo, incardinate su paletti di frassino d’un chiarore tale che si confondono con il cotone. Cammino e mi sento su un’autostrada fatta di nuvole, i piedi affondano docilmente, barcollo, ma cadere qui non fa male e non c’è rischio, le lenzuola sono incredibilmente resistenti all’abrasione e agli strappi. I palazzi sono architetture complesse di fili intrecciati, anch’essi utilizzano esclusivamente fibre tessili. Le finestre sono tutte aperte e la luce filtra tra le fessure lasciate dagli uncinetti lungo quasi tutte le pareti. Quando cade una goccia di profumo sul pavimento, il tetto di chi abita al piano di sotto ne spande l’aroma intorno. Nessuno fuma e non esistono alimenti che necessitino di cottura, qui il rischio di incendi è preso estremamente sul serio. Basterebbe una fiammella a incenerire una regione.
Gli armadi sono componibili, compostabili e, soprattutto, completamente indossabili, basta fare attenzione a non scambiare le parti del contenuto per il contenitore, o viceversa. L’altro giorno ero distratto e ho girato tutto il giorno con un’anta al posto dei pantaloni.
Si cucina solo tramite cottura a microonde indiretta, in pratica si scalda una sacca di cotone molto robusto e poi si lascia che essa rilasci tutto il suo calore al cibo che contiene in seno.
Ogni tanto s’apre uno squarcio nel tessuto, qualcuno cade fuori e nessuno lo vede più. Non si celebrano funerali, ci si limita a fare un dipinto nella piazza delle mille scale quando qualcuno cade fuori. Solitamente sono i bambini che spontaneamente assolvono all’ingrato compito.
Tutto è tessuto. Tutto è fili che si intrecciano. Non c’è fibra che non comunichi in un modo o nell’altro con tutto il resto. E non c’è nessuno che sappia da dove venga questa idea della città di cotone. Nessuno che sappia dire perché ogni strada sia composta da tre lenzuola, anziché cinque, o centocinquantacinque. Nessuno che abbia la più pallida idea del perché certe crepe si aprano in un determinato punto, e non in un altro. Né che sappia spiegare perché nel quartiere ovest della città nascono più donne che uomini. O perché gli armadi sono tutti messi in verticale, o le scale in diagonale, o perché i diluvi siano eventi antigravitazionali.
Eppure dicono che la città sia piena di progresso e di scienza.
Credete a me, che ci vivo dentro: è tutta una parvenza.