
… entro in chiesa e due chierichetti all’ingresso controllano le mie scarpe al metal detector. Devo firmare per autorizzare il prete a vendere i miei dati ad altre diocesi che fanno indagini di mercato sugli orientamenti dei fedeli, le loro preghiere preferite, i canti che generano più reazioni sui social.
Esco disorientato mentre la luce dei due soli esplode da nord e sud, e sulla direttiva est e ovest volano stormi di robot.
I russi hanno salvato gli italiani dalla tirannia e hanno esportato la loro democrazia in Grecia, fondando l’era d’oro della magna Russia. Al liceo classico si studia l’abruzzese, l’arabo e il russo, le lingue di civiltà scomparse.
In questo universo parallelo prendo un banale scooter e mi avvio a casa del mio capo. Spesso di sabato mi convoca da lui. C’è bisogno di finire documenti importanti ma lui ci tiene alla famiglia (tanto che credo sia alla terza), quindi mi tocca raggiungerlo e lavorare in sua presenza, mentre si fa le lampade.
Il traffico mi innervosisce, slalom tra le auto, non ho calcolato bene e inavvertitamente con il ginocchio ho disinstallato lo specchietto sinistro a un tizio strano: non potete avere idea di quanto ci tenesse a quello stupido specchietto. Che devi farci, truccarti? Ha iniziato a lampeggiare che manco Zeus, pigiando sul clacson come un parcheggiato in prima fila ostruito da un parcheggiato in seconda. Io cerco di seminarlo ma invano, ed io che sono intelligente penso che per togliermelo di torno non devo far altro che ridarglielo, così glielo lancio al volo, tiè, ciapa il tuo stupido specchietto. Ma pensate si sia fermato lì?
NOSSIGNORE.
Ho dovuto ripiegare in un parco cittadino, dove è vietato entrare sia in auto che in scooter, però lo scooter tra i paletti di ferro c’entra, l’auto no. Il tizio è sceso dall’auto e quello che avrebbe potuto sembrare un mio complice (ma giuro che non lo conoscevo), sopraggiunge con un camion Amazon e gli porta via anche lo sportello. Ora, io dico, uno sportello vale più di uno specchietto, giusto? Ma il collezionista di specchietti niente, nonostante la grave perdita, comincia a rincorrermi a piedi. Io non ho più niente da tirargli, quindi salgo sullo scooter e accelero. Ho rifatto le righe al campetto di calcio e aggiustato un palo ch’era storto (m’è costato un poco in termini di elasticità ossea), suscitando fischi e Madonne.
Il tizio l’ho seminato come il panico tra i genitori spettatori di un’amichevole tra la terza C e la terza Q. Il padre di un giocatore la cui squadra era sotto di otto goal ne ha approfittato per chiedere di annullare il match ma io mi sono opposto, a rischio di farmi raggiungere dal collezionista. Ho i miei principi morali e non sopporto il fanatismo dei genitori di bimbi alle prese con lo sport (chissà che relazione c’è tra uno sport-ello e lo sport? mi sfugge). Lui ha provato a dimostrare il principio di impenetrabilità dei corpi spingendo le sue nocche sul mio naso, ma io di rimando gl’ho ricordato la prima legge della termodinamica, quella di conservazione dell’energia, prelevando dal suo pugno un tot di energia che ho impresso sulla punta della mia scarpa, spinta con forza sulle sue natiche ossute. L’arbitro m’ha espulso ma a quel punto era sopraggiunto il collezionista di specchietti e per me era ora di smammare.
Ho pigiato sul pulsante dell’espulsione e il sedile del mio scooter è esploso, poi con il mio paracadute mi sono diretto a casa.
Per fortuna, in questo universo le porte (finalmente, direi) le hanno messe sul tetto.
Vi assicuro che è bello, quando esci di casa, che vedi come prima cosa il cielo.