Era una notte buia e tempestosa.
L’acqua scorreva a fiumi e laghi, e allagava tutto.
E anche il mio vino scorreva a fiumi.
E anche le mie lacrime, e gli euri dalle mie tasche.
Era ormai giunta l’ora, il minuto e il secondo, insomma era precisamente il momento di passare ai secondi, quando sento urlare Pino il portino nell’andromedone del palazzo: “hey dove credete di andare con quella zattera?”.
Non è stata una sorpresa aprire la porta a Tom e Huckleberry, il vecchio caro Huck e il vecchio e caro Tom. Chi puteva mai andarsene per Milano colla zattera, a parte i turisti sui navigli?
Entrambi sporchi di fango dalla radice quadrata dei capelli alla piantina geografica dei piedi, neri come la mezzanotte in una notte di eclissi, con le ginocchia sbucciate come patate afforno cotte e pure mangiate e cacate.
Quando hanno visto Nemo, sono quasi impazziti di gioia. Subito a chiedere di fare un giretto sul Nautilus, e quanto faceva all’ora, e come si guidava, gli han fatto una barba ancor più lunga, han spintonato Lady Brett per sedersi accanto a lui e han cominciato dicendo che loro guidavano una zattera per fiumi come capitani di domani e mangiavano bastoncini findus e bla bla blateravano (e bal bal balbettavano).
Umberto Tozzi tossì, si schiarì la voce (if any) e riattaccò col suo tormentone “gente di maare, che se ne va” ma subito lo stoppai:
“Uè Umbè, vedi di non abboffarci la uallera, tu una canzone buona hai fatto, e a ogni festa la cacci fuori come quella gente che spende 1000 euro al mese per imparare il tango, o la smetti oppure fai la fine della gente di mare”
“Che?”
“Se ne Va…”.
Per calmarmi mi ci vuole un goccetto, vado in cucina e ci trovo 25 0 30 domestici che attorniavano un uomo.
In mente a me penzavo “Maronna mia fa che non è quella palla del nipote del Marchese Del Dongo, San Gennà ti vengo ad accendere lumi, lumini, candele e candelotti, ma fa che non è Fabrizio Del Dongo”…quando sento proprio Fabrizio chiamarmi a gran voce:
“Oibò, mi rifugio da te perchè c’è la polizia che mi caccia dal lago di Como…e qui da te non ci sono duchesse di A***, ma posso trovare una di quelle bagasce di là in salotto. E a dire il vero mi starebbe altrettanto bene: l’ipocrisia mi ghiaccia anche in amore, e le nostre grandi dame mirano troppo agli effetti sublimi. Anche a loro, Napoleone ha messo in testa il bisogno di urbanità e di costanza”.
“Fabrì’ qua ce ffà male a panza, e pure la testa. Non ci sarà la Duchessa di A*** ma di là c’è la signora con la A. Vedi che puoi fà, ma nun me scoccià. Dico io, a Parma ci stava il parmiggiano (anche se a Reggio dicono che è più reggiano che parmiggino), il prosciutto, lo gnocco fritto, la salsamenteria verdiana, neh tu proprio con la Certosa dovevi fissarti?”
Alcuni colpi lievi alla porta ci interrompono.
Vado ad aprire e faccio uno zompo in aria e in alto per lo spavento.
Matilde De la Mole se ne stava lì, come se niente fosse, con la testa di Julien tra le mani.
Io ci ho detto subito “mi dispiace niente animali nè teste mozzate in casa mia”.
E lei subito ha ordito un intrigo, l’ho vista fare un cenno di capo a Ulisse che, furbo com’è, ha subito capito.
Ha dato un calcio ad Argo (e quando Ulisse tirava calci erano ca…lzi amari), il quale ha guaito come una guaina.
“Niente cani, eh?” ha ditto subito quella zompapereta di Matilde.
“Maledetto cagno! Oh volesse il cielo che la testa d’Argo non avesse mai solcato le azzurre simplegadi per venire a casa mia…Vabbene, entra, ma almeno metti quella testa nel portaombrelli, che così non gocciola. Mannaggia la barba di Mosè”
“Ave Mongolfiere, Mosè te salutat”
“Stavamo scarsi a scemi”, fa Umbertino.
“Salvè Mosè, figlio di Amram, figlio di Keat, figlio di Levi, figlio di…” cominciò Nemo.
“Figlio di p….” continuò quel mascalzone di Huckleberry, il vero inventore del blackberry perchè era molto affezionato ad un nero con cui ha vissuto tante avventure.
E giù Nemo, Tom e Huck a chiedere a Mosè come si aprono i mari, tenevo paura che si appresentava pure il capitano Uncino, che va a finire che faceva amicizia con Umbertino.
E lui, Mosè, tutto inorgoglito, con lo sguardo duro, la polvere del tempo nella barba, il profumo dei secoli sotto le ascelle, il fuoco dei cespugli nei capelli, prende il suo vecchio bastone ricurvo e mi apre in due il punch; ne avevo fatto un mare di punch rosso, porcamiseria, tutto straboccato ai lati della cazzeruola Ikea di finto alluminio.
“Mosè, eccheccacchio, il bastone andava bene per un mare, ma per una scodella dovevi usare uno stuzzicadenti al massimo, non ti sai mai regolare, e dire che in genere le istruzioni le (10) leggi sempre…”
Inzomma è stata una serata impegnativa, non sai la fatica che ho fatto per convincere ad Apollo che aveva una palla di pelle di pollo a lasciare a casa sua il sole, che non ci avevamo la protezione 50 ma giusto la 10.
Poi Amleto che ha visto un paio di ospiti ubriachi e dormienti e subito li ha scambiati per morti e si voleva automorire pure lui pugnalandosi (sempre il solito cocomerodrammatico), e Ade che mandava tutti all’inferno, e la rissa quando si è presentato Polifemo che voleva fare il culo a stelle e strisce a Ulisse che gl’ha cecato l’unico occhio buono ma poi si è risolto tutto nello spazio di un mattino, e Medea che scassava i maroni perchè diceva che la cameriera le aveva perso il vello d’oro (tutta la somma uno scialle di H&M era), e Priamo che si voleva inchiappettare a quello la, a chille, la, come se chiamava, ah si, Achille, e le Jene che volevano indagare sulla dichiarazione dei redditi di Lady Brett perchè dicono come fa una nullatenente a girare per la Spagna settimane e settimane e a bere come una spugna e andiamo a controllare, e Renzo che andava trovando da me di fare un esposto al consiglio dell’ordine degli avvocati contro l’azzeccagarbugli, e Lucia che mi chiedeva se c’era un telescopio per mandare una cartolina d’addio ai suoi monti del cavolo, e Silvia la mummia che cercava di rimembrare il suo tempo mortale prima della morte e che secondo me s’era fatta di acido, e Alfredo che c’ha i bollenti spiriti e mi va a traviare quella traviata di Violetta Valery che vallo a capì se il nome era Viola o Valerì, e Rodolfo, Marcello, Musetta e Mimì che volevano fare un’orgia in mansarda alla bohemiene, e mio padre che andava dicendo a tutti se volevano farsi una sporta per portare gli avanzi al cane, e Argo che s’è offeso e ha preso il largo, insomma un gran travaglio è stato.
Ci sono solo rimasto male di una cosa.
L’uomo invisibile non s’è fatto vivo.
Ma non sono sicuro sicuro sicuro.