Ci sta il boss, no? Si capisce fin qui? Mi sono spiegato, oppure non?
Dice dice dice, ci sta il boss, no, capito chi? Il boss, si capisce, sì?
Dice dice dice, il boss, dice “dobbiamo preparare quel report per domani”, dice, solo che lo dice dice dice quando sono le undici di sera, avevo già chiesto mentalmente agli spaghetti di tutta la mia dispensa di fare testamento. Però uno dice, dice dice dice dai, ha detto “dobbiamo”, non è un fango che se ne va e mi lascia a sgobbare da solo. Manco ho finito il bel pensiero che il merda dice dice dice, che dice, mi dice:
“Prepariamolo bene, mi raccomando, però non fare tardi eh, ciao”.
Come ciao? Ciaone! Prepariamo significa orsù dunque, avvocata nostra, che mi oppongo vostro disonore, prepariamo significa prepariamo tutti e due, insieme, un poco io un poco tu, anche un tanto tu e un pochissimo io, ma non significa solo tu, mi appello alla scemenza della corte, voglio dire, signor procuratore, ah no, lei è giudice, stia pure comodo, non si scomodi a salutare, sì lo so che non glielo devo dire io, era per buona creanza, faccia come le pare, se ora si vuole alzare e usare il martelletto, però mi stia a sentire vostro comandante, o preferisce capitano ‘o mio capitano, non ci capisco di gradi e per me la sottile linea rossa, come che a dire il fronte che divide un tenente da un colonnello ma anche da un generale è una trincea invisibile, sono tutti spaghetti di uno stesso Shangai, facce di due miliardi di cinesi, che se non sei cinese mica le distingui bene sai. Che dicevo, vostra signorìa, ah sì, che il boss dice dice dice prepariamo ma in realtà significa “tu prepari, io mi prendo il merito”, poi vostra grazia, sì lo so che non vi chiamate Grazie, nè Graziella né cacami il cazzo, ma facevo per magnificare la vostra virtude et gratia plenam, vostro plenipotenziario, dicevo che poi il boss lo sa, vostra superbia, come funziona, guadagna diciotto volte quello che guadagni tu e poi per aprire una call chiama il supporto tecnico perché sa condividere lo schermo con quelli in sala ma non con quelli a casa e viceversa, e non sa come si blocca il valore di una cella su exel manco se glielo scrivi con i mattoni applauditi sulla faccia, né sa impostare una richiesta di nota spese se appena appena lo scontrino ha due decimali in più da riportare in fila per sette col resto di quarantadue, che poi dice dice dice non fare tardi, che intendeva? Non fare tardi domani mattina pe’ colazione, forse, perchè so’ le undici di sera ed è gravitometricamente acclarato che se cominci a scrivere alle undici di sera, a meno che non ti teletrasporti a Timbuctù dove sono ancora le due del pomeriggio, dico, tralasciando pure l’ipotesi più teorica che cinematorica di correre a tipo Flash più veloce della luce e tornare indietro , dico dico dico, se cominci a scrivere alle undici di sera diconsì le ventitrè (che non penso proprio sia un caso che nella cabala napoletana indica “o’ scemo”), dico se cominci a scrivere alle ventitrè difficile che fai “presto”, ci arriva pure un bottone tenero. Nossignore, vostro disonore, non la prendo in giro e manco in quadro, che poi voi mi capite, gli inglesi sono un popolo strano se chiamano le piazze, che notoriamente son rotonde, “square”, che vuol dire quadrato, ma cosa vuole aspettarsi da dei buzzurri che guidano dal lato sbagliato e che non possono mai girarsi verso il lato del passeggero, visto che guidano seduti al posto del passeggero? Mi scusi, signor cancelliere, visto che sua evenienza si è inalterata e alberata, potrebbe cancellare dal verbale questa mia ultima, anzi penultima affermazione? Mi scusi, non pensavo che il cancelliere non fosse deputato a cancellare, no, non intendo deputato politicante, lei mi capisce, ma insomma signor cancelliere se non cancella cosa ci è venuto a fare? I bottoni possono essere teneri, come pure no, dipende, vostra Eminenza Spiccia. Io non sono qui per dire il contrario ma anche no, se permette, e se non permette me ne torno a finire il report per il boss, mentre intorno tutto tace, anche i fili di luce tra le tenebre, toccano senza essere toccati e allora, vostra superiorità, con il suo beneplacito io guardo il mio riflesso spettrale alla finestra, sulle porte del buio oltre la siepe stanca, e immagino ci siano due occhi affogati nel nero. Due occhi che mi guardano. E pensano qualcosa di me senza che io me ne renda conto. Come la luce, o come il vento, che non sanno mai chi li sta osservando.
Essere visti, in questa vita. Sembra facile, non è vero? Con tutte le finestre social spalancate sulla nostra vita, da cui chiunque può guardare.
Ma guardare e vedere non sono la stessa cosa.