Mi ero deciso a confessarmi. Ma il confessionale era occupato, della qual cosa me ne stupii: era la cappella del cimitero, non pensavo che le persone usassero confessarsi, lì, così vicini ai morti.
Padre Charles mi piaceva. Aveva preso i voti dopo esser sopravvissuto a due genitori appassionati di Bukowski e del suo stile di vita, ammesso che andarsene in giro ubriachi in ciabatte possa chiamarsi “stile”. Del resto, non finisci a tener messa una volta al mese in un cimitero, se hai la carriera di un vescovo davanti (o dietro) a te.
Finalmente arrivò il mio turno.
“In nomine patri, fischi eccetera ecceterorum, parla figliolo, ti ausculto, anzi no, prima una domanda”.
“Dica”.
“Ti interessa cambiare operatore telefonico?”
“Cosa?”
“L’operatore che hai, cosa è, Wind? Se passi a Indigo e provieni da Wind sono ottocento euro di sconto a valere dal ventottesimo mese bisestile successivo all’ingresso di Marte nella casa di Zoroastra”
“No, ringrazio, sono a posto, vorrei solo…”
“Ma non hai ancora ascoltato i regali che…”
“Padre, ho bisogno di un orecchio, non di un telefono”.
“Se hai problemi di orecchio, Amplifon ti fa sentire meno vecchio! Lo sapevi che settembre è il mese della visita gratuita?”
“Santissimo… padre, la prego, mi ascolti”.
“In nomine pater, mammeter e tota discendenzia tuja, ego te absolvo ma prima te ascolto, dici, figliolo, dici”.
“Ho una pistola”.
“E cosa ci vuoi fare?”
“Ammazzare quella troia”.
“In nomine patri! E figlio di…”
“Padre!”
“Perdona questo vecchio parroco, figliolo, ma in Chiesa non sono ammesse armi, se non quelle della fede”.
“Non ho visto metal detector”.
“Neppure sulle mongolfiere ci sono metaldetector”.
“Che c’entrano le mongolfiere?”
“Era per dire, figliolo, che ci sono cose scontate come non portare fucili da caccia su una mongolfiera, o cagarsi sulle scarpe anziché nella tazza, nessuno mette cartelli con divieti di cagarsi sulle scarpe però uno ci arriva uguale, no? Tra l’altro ottobre è anche il mese del giro in mongolfiera con la scontistica speciale per chi si confessa, tu intanto però consegnami l’arma, orsù dunque prima che l’avvocata nostra…”
“Non ce l’ho la pistola”.
“Sei sicuro sicuro, eh, che mi è scaduta l’assicurazione medica e non vorrei, a tal proposito potrei proporti una soluzione che è irresistibile”.
“Padre! E basta con la pubblicità!”
“Hai ragione, ma il tetto della chiesa non si ripara da solo”.
“Capisco ma ho fretta”.
“Suvvia, di che peccati ti sei macchiato?”
“Ho ucciso una donna”.
“Forse era meglio confessare in questura, non credi?”
“La questura si occupa solo dei morti passati”.
“Quindi non hai ancora consumato?”
“Eh padre, hai voglia se…”
“Intendo il delitto di carne, non quello di pesce”.
“Ah no, non ho ancora consumato quel delitto ma ormai è tardi e devo fare presto, capisce, Vostra santità?”
“Non sono un Santo”.
“Le piace la patata pure a lei?”
“Hai mai pensato di cucinarle senz’olio?”
“Cosa?”
“Le patate”.
“No, ma che…”
“Passa a PataSecca! L’unica patata che non si secca perché è già secca! La friggi con l’aria anche a temperatura ambiente, se sei del Congo. E se ti iscrivi alla newsletter hai un kg di patate in omaggio, te ne basta comprarne novantanove. Mi lasci i dati?”
“No, non le lascio niente, padre, possiamo continuare?”
“La tua coscienza morde, eh?”
“Sì”.
“Che ne dici di due gocce di Xutin, un succo estratto dalle cellule più stronze di Putin, ti cancella ogni traccia di coscienza nel giro di ventidue minuti?”
“Ma basta!”
“Devo dedurne che non comprerai niente al termine della confessione?”
“Deduzione esatta”.
“Neppure se l’acquisto è condizione per l’assoluzione?”
“Senta, io ho altri due minuti. Dopodiché esco di qui e vado ad accoppare la troia. Se vuole ascoltare, ascolti, se non vuole ascoltare, non ascolti, però me lo dica subito”.
“Ego te ascolto in secula seculorum et te absolvo per l’absentia acquistorum”.
Padre Charles tentò di fermare un rutto ma ormai viaggiava alla velocità del suono e nulla gli avrebbe impedito di giungere alle mie orecchie, a pochi millesimi di secondo di distanza (viaggiando alla velocità del suono, ovviamente, come ogni rutto sa).
“Ma, padre! Ma lei, lei… ha appena ruttato o sbaglio?”
Padre Charles agitò il bicchiere per riascoltare il celestiale tintinnio del ghiaccio contro il vetro, e mandò giù il quinto “ultimo goccetto” di quella mattina, sperando che l’odore del liquido non viaggiasse rapido come il suono dei rutti (chissà, mi chiesi, se gli odori hanno una velocità di propagazione misurabile), e mi rispose:
“Scagli la prima pietra chi non ha mai ruttato”.
“Okay, allora si metta pure a scoreggiare, e già che c’è, scavi un buco e si faccia una turca lì dietro”.
“Non è affatto una cattiva idea, figliolo, sai quante volte mi sono cagato addosso per non interrompere una confessione? Ma non parliamo dei miei progetti di ristrutturazione edilizia, piuttosto, dimmi di te: a bagni come sei messo?”
“Ma che c’entra?”
“Ho preso una partita di mattonelle di seconda scelta a prezzo d’affare, magari ti interessava”.
“Lei è esasperante! Non voglio niente, niente. Solo sputare un poco di veleno, come Zelensky in conference con i governi esteri”.
“Zelensky è un nazista”.
“Non sono venuto per parlare della guerra in Ukraina”.
“Quale guerra?”
“Ma dove vive?”
“In sacrestia”.
“E si vede, ne parla tutto il mondo”.
“Fandonie. Torniamo ai tuoi peccati. Quando l’hai conosciuta? Ti va di raccontarmelo, prima di accopparla?”
“Era il mio compleanno…” cominciai a raccontare ma poi quasi mi prese un infarto quando sentii qualcuno bussare alla mia spalla.
“Giovanotto, e non potete mica stare tutta la mattinata”.
“Signora si allontani, per favore, la privacy!”
“Figliolo, a tal proposito mi devi firmare il disclaimer”, intervenne a gamba tesa padre Charles. Da quando il garante aveva qualificato i confessori come titolari di trattamento dei dati, la Chiesa s’era dovuta mettere in regola, producendo una discreta quantità di moduli. Se qualcuno avesse impilato, diciamo, i moduli degli ultimi due anni, e se fosse stato così abile da impedire alla rotazione terrestre di interferire, la pila avrebbe toccato la nube di Oort.
“Forza figliolo, firma l’informativa altrimenti non potrei proporti tutti gli affari che a quanto pare snobbi”.
“Io non firmo proprio un bel niente, siamo in un confessionale, perdio!”
“Giovinotto, aspetto altri due minuti poi vado dal Vescovo”, insistette la signora, artigliandomi la spalla con insospettabile forza.
“Potete andare pure dal Papa, nun me pass manc’ p’a capa”.
“Padre, ma tocca a me”, piagnucolò il labirinto rugoso.
“Signora, eppecortesia, accomodatevi un attimo”, rispose padre Charles.
“Che cosa diamine…” chiesi mentre padre Charles in mezzo alla grata di legno che ci divideva fece passare un altro modulo da firmare.
“I cookies, figliolo, registriamo i tuoi peccati e stiliamo un profilo per proporti alla prossima confessione i prodotti più idonei, firma qui per dire li accetto tutti, qui solo per quelli necessari”.
Ah mon dieux. Non c’è più religione.