Bisognerebbe far assistere i praticanti psichiatri alle riunioni con il boss supremo. Non so per quale alchimia miracolosa io sia immune dalla psicosi collettiva che colpisce chiunque si trovi nella sala col boss supremo. Sarà perché ho sempre la coscienza a posto? Le persone che si trovano in sala col boss supremo sono in balia delle emozioni più primitive. Gente che si pulisce gli occhiali per quaranta minuti di fila, gente che trema, che suda, che saltella da un piede all’altro, che si gratta l’orecchio fino a farlo sanguinare, che si morde le labbra o le unghie o tutte e due assieme, balbetta, tossisce, arrossisce. Hanno paura che lui sbraiti. Di più, il terrore. A ogni riunione col boss, prima di entrare sento sempre qualcuno chiedere ai colleghi che stanno andando via dalla sala “com’è oggi?”, riferendosi all’umore del boss. Lui sbraita spesso, ma ad onor del vero, io penso abbia le sue ragioni.
Ora c’è quest’ultima riunione, no? Pool di espertoni del marketing, il loro capo nel suo immancabile stile “camicia-bianca-sbottonata-abbronzatura-da-10.000watt-scarpe-da-ginnastica” e orologio da ventimila euro al polso. Una roba che ti fa dire bene ma non benissimo, non so se mi spiego.
Il suo scagnozzo, che poi è una scagnozza, tailleur elegante e capelli in ordine. E un culo che potrebbe occupare piazza Tiananmen lasciando spazio solo per due stuzzicadenti. I fianchi le sporgono di venti centimetri dalla linea delle orecchie, se vi intendete di anatomia capirete com’è.
“C’è questa nuova tecnologia che promette riduzione di consumi e spazi ridotti e pesi piuma, però costa troppo. Il 20% in meno di TCO, a fronte di un +20% di potenza, 10% abbassamento dei consumi, 15% supercazzola in carriola con fette di incrementi decrementali logaritmici esponenziali. E un EPS che oscilla tra 2% e 3%, cui possiamo arrivare in tre anni ma anche proprio no”.
Il boss supremo chiude gli occhi un secondo, poi guarda le slide evitando lo sguardo del capo del marketing e lo infilza sulla punta acuminata delle sue domande:
“Gli altri che fanno?”
“Gli a-a-altri?” chiede balbettando il capo del marketing.
“I competitor”.
“Non lo sappiamo”.
“I clienti sono disposti a pagare per questa tecnologia?”
“Beh… al momento non lo sappiamo, è difficile saperlo, non sapendo cosa fanno i competitor non sappiamo se è in vendita e quindi se si compra, perché se non si vende…”
“Eccerto, non si compra. Quanto mi costa questa tecnologia?”
“Le stime sono ancora provvisorie, non abbiamo fatto un vero business case, potrebbero volerci dieci ma anche cento milioni, non vorrei sparare cifre a caso”.
“Mi pare tu le stia già sparando, o no?”
“No no, dieci, cento, dicevo per far capire quanto ampia sarebbe la forchetta se dovessimo dare dei numeri, ma non li daremo”.
“Time-to-market?”
“Scusa non ho sentito, puoi ripetere?”
“Time-to-market. Quanto ci mettete dall’inizio dello sviluppo al primo pezzo venduto?”
“Credo che dovrebbe rispondere ingegneria che si occupa di sviluppo”, se ne esce dall’angolo il capo del marketing con un abile colpo di coda.
Il capo dell’ingegneria armeggia col microfono nervosamente, poi attacca:
“Senza budget non possiamo fare stime, posso metterci dodici dei miei e completare il lavoro in sei mesi, ma ne rallenterei altri tre, o posso metterci due dei miei a metà servizio e così ci vorrebbero però tre anni”.
“Insomma non sappiamo se si vende, quanto costa e quanto ci vuole. Ho riassunto bene?” chiede retoricamente il boss supremo.
Il capo del marketing, che non è per caso il capo del marketing, se ne esce con l’ultima pennellata:
“Esatto. Se mi posso permettere, sono comunque contento della riunione, perché almeno adesso lo sappiamo tutti quello che non sappiamo. A me pare già un buon inizio”.