
[Foto di Augoustidis]
Ho sognato di volare su una nave, tra le nuvole candide. L’amore gonfiava le mie vele, facendomi sorvolare continenti di tempo, suddivisi in città-giorni. I colori rubavano lo spettro al re bianco, spandendosi su vorticose molecole d’aria. Ho sognato un mondo senza regimi, senza despoti, senza vendette, senza armi. Ho sognato un mondo senza ipocrisia, un mondo netto, dove i cattivi sono cattivi sempre, e mai si sognerebbero di invocare il diritto internazionale, come hanno fatto i russi ultimamente per “difendere” (si fa per dire) la Palestina, dimenticando di aver bombardato teatri, ospedali, civili inermi. Ho sognato un mondo di connessioni profonde tra esseri umani, di solidarietà, di altruismo, di rispetto per la vita in tutte le sue forme. Ho sognato un mondo dove nessuno si tocca le parti intime in diretta nazionale, e se proprio gli scappa, il suo consorte non si vendica con un annuncio pubblico di separazione, fingendo di proteggere quella stessa figlia che sarà esposta al rumore mediatico di quel post di “protezione”. Ho sognato un mondo in cui la politica ha finalmente compreso che per fermare i femminicidi non serve a nulla inasprire le pene, promettere carcere e fuoco e fiamme: se un essere (senza altri aggettivi, non trattasi di umani) non ha timore di Dio ad uccidere una donna che ha detto d’amare, magari pure incinta del suo stesso seme, figuriamoci se teme il carcere. Bisogna educare i maschi, fin da piccoli, crescerli nella cultura del rispetto della donna e in genere della vita.
Ho sognato un mondo in cui questo bisogno smodato d’essere abbracciato mi abbandoni. O magari un mondo in cui ci sia qualcuno tanto paziente da saziare questo bisogno.
Ho sognato. E sogno, sogno sempre, sogno ancora, nonostante il mondo.




